L’ispirazione è uno stato non della mente e non dell’anima, ma dello stomaco e di una certa zona situata dietro un orecchio, in certuni il destro, in altri il sinistro; uno stato che oscilla tra a) il saltare da un treno all’altro desiderando disperatamente un po’ di quiete domestica e b) lo starsene nella quiete domestica annoiati dal proprio stesso respiro, con la nostalgia della strada, delle stanze d’albergo e del frastuono del mondo.
Se ci si trova su un mezzo di locomozione in corsa tra un punto A e un punto B, cioè in quel tempo morto – durante una giornata frenetica – che sarebbe consigliabile sfruttare per cercare un po’ di concentrazione produttiva per quando si sarà giunti alla meta, le insidie da evitare sono:
odiare la blaterante vicina di scompartimento
innamorarsi della blaterante vicina di scompartimento
la vita fuori dal finestrino che fugge inseguita dal tempo spietato e altri melensi pensieri.
se fossi nella quiete di casa mia potrei concentrarmi meglio
Quando invece ci si trova a casa propria nella fase statica, cioè il tempo interlocutorio tra un viaggio e l’altro, ottimale per un po’ di concentrazione e creativitá ma solo in teoria, dal momento che distrazioni ugualmente banali ma non meno disastrose rovinano i presupposti dell’ispirazione, ecco che:
queste multe per eccesso di velocità in prossimità di attraversamento pedonale per bambini non si pagheranno da sole
avrei bisogno di starmene un po’ in giro, chissà quando sarà il prossimo viaggio di lavoro
Riuscire a trovare un punto di equilibrio tra questi due stati è all’atto pratico lo scopo di chi svolge un lavoro creativo, che sia fare il pasticciere o il killer professionista per conto della Disney.
Giusto una segnalazione:
il cervello in fuga Daniele Luppi (vive e lavora da tempo a LA, ciao ciao!) si è incontrato col mezzo Gnarls Barkley Danger Mouse nello storico studio fondato da Trovajoli, Morricone, Piccioni e Bacalov, il Forum di Roma, per mettere insieme un album che mi sembra davvero molto interessante, dal titolo Rome, per l’appunto. Da quanto ho saputo dal grande Dario Rosciglione, che ha lavorato come bassista al progetto, il lavoro dovrebbe uscire all’inizio del 2011.
Egregio Sig. Direttore del Doppiaggio Italiano di “The Big Lebowski”,
volevo dirle che, nonostante tutto il mondo la odi per aver tradotto l’originale “Dude” in un del tutto arbitrario e delirante “Drugo”, io apprezzo il lavoro che ha fatto su questo film.
Era veramente un compito difficile, secondo me.
Non ho però mai capito come sia potuto cadere su una banalità come l’attribuire Obla-di Obla-da a Lennon, lo sanno tutti, lo sanno anche i nichilisti new-wave tedeschi che quella canzone era di Paul (come si legge sui labiali infatti Donny, nella versione inglese, giustamente interloquisce con “I’m the Walrus”)!
L’amore delle Canzoni d’Amore non è mai troppo fortunato. La sofferenza è la pompa dei fluidi creativi, e nel jazz soprattutto, infatti chi sta vivendo un amore felice di solito il tempo lo passa all’interno della persona amata, non scrivendo canzoni.
O almeno nella maggior parte dei casi, anche se io penso che chi scrive una canzone d’amore felice non lo fa per procurarsi le carezze della persona amata (le ha già), ma per procurarsi una piscina.
Comunque un dato di fatto è che l’Amore nel jazz, felice o non felice, è maschilista, definitivamente e brutalmente maschilista.
Allego documentazione di questa mia tesi, ovvero i punti di vista di due artisti di statura piuttosto differente (un grande intrattenitore – lui – Vs. una assoluta divinità – lei – ), ma che affrontano le due prospettive sull’amore maschilista nel jazz, cioè “Sono un’idiota ad amarti”
I’m a fool to want you
I’m a fool to want you
To want a love that can’t be true
A love that’s there for others too
I’m a fool to hold you
Such a fool to hold you
To seek a kiss not mine alone
To share a kiss that Devil has known
Time and time again I said I’d leave you
Time and time again I went away
But then would come the time when I would need you
And once again these words I had to say
Take me back, I love you
…I need you
I know it’s wrong, it must be wrong
But right or wrong I can’t get along
Without you
e “SEI un’idiota ad amarmi”.
Fai male
Se adesso ti innamori di me
volevo solo un bacio da te
un semplice bacio credimi!
forse ti ho rubato
la gioia di un attimo
ma non desideravo
nient’altro di più
Fai male
Se adesso sei delusa di me
volevo solo un bacio da te
e se te l’ho dato scusami!
io non voglio amare nessuna
nessuna, nemmeno te
Fai male
se adesso ti innamori di me
Forse ti ho rubato
la gioia di un attimo
ma non desideravo
nient’altro di più
Fai male
Se adesso sei delusa di me
volevo solo un bacio da te
e se te l’ho dato scusami!
io non voglio amare nessuna
nessuna, nemmeno te
Fai male
se adesso ti innamori di me
se adesso ti innamori di me
Nell’ epoca degli ibridi e del crossover, ecco uscire in Francia una chicca sperimentale, la prima raccolta di Jazz + cucina (!) di retaggio interamente italiano, un doppio CD con musiche di alcuni esponenti di spicco del nostro jazz, tra cui – ehm – il sottoscritto.
Il primo CD (il CD “Jazz”) contiene un brano musicale mentre il secondo (il CD “Al Dente”) contiene una ricetta presentata in maniera simpatica da ciascuno di questi artisti.
Io mi sono sentito talmente onorato di trovarmi tra nomi così illustri che credo di aver impiegato più tempo ed energie a realizzare la presentazione della ricetta piuttosto che il brano musicale stesso (grazie, Beto!).
Si tratta della “Torta Gianduja”, un dolce al cioccolato che ho sentito in un fantastico ristorante che si chiama “La Ghironda” ed è vicino a Parma, per la precisione qui.
(la parte difficile è stata costringerli a consegnarmi la formula segreta del dolce)
Ho scelto questo piatto perchè, mentre qualcuno ha detto che a Parigi ogni cosa sembra un dessert, quando mi è capitato di assaggiare questo dessert mi è sembrato di essere a Parigi. Magari con Andrè Ceccarelli a raccontare le sue cose in sottofondo…
L’uscita è prevista per il 18 novembre in Francia, entro Natale in Italia.
Chiedere non costa nulla, dicono.
Ma non sempre.
Ci sono cose che non si possono chiedere, neanche pagando tutto l’oro del mondo.
Ad esempio io, con mia inconsolabile disperazione, non potrò mai chiedere più nulla a un tizio chiamato Oliver Wallace, per la semplice e disdicevolissima ragione che è morto nel 1963. Non prima – però – di aver scritto una montagna di musica, di cui una buona parte per conto della Disney (gli amici del jazz avranno sentito parlare di una certa canzone intitolata Alice in Wonderland), ma comunque per ulteriori doverose informazioni vi rimando qui e qui.Si dà il caso che la prima esperienza musicale di cui riesco ad avere ricordo, andando indietro nel tempo ma di un bel po’, fu ascoltare un 45 giri con una specie di versione audio di Dumbo: praticamente la traccia audio del film messa così com’era su vinile. La scena in cui la compagnia carica tutto quanto il circo sul treno (il treno bizzarramente aveva un nome, Casey Junior, “Casimira” nel riadattamento italiano del Quartetto Cetra) è accompagnata da una pimpante marcetta (se non l’avete mai sentita probabilmente è perchè siete morti prima del 1941), in cui mi piace l’idea di percepire fra gli echi del vaudeville il cuore musicale dell’autore di Alice in Wonderland.
Sul finale, come si sente a 0:58 dall’inizio del video, una serie di marcato d’archi conclude il brano, mentre l’immenso culone dell’elefante viene faticosamente spinto nel vagone. La scena ovviamente è comica, ma io non la potevo vedere perchè stavo solo ascoltando un disco, e sentire questi lugubri, dissonanti arcate gravi mi terrorizzava completamente! Bene, quello che vorrei chiedere a Wallace è ma come diavolo ti è venuto in mente di armonizzare con la tensione di settima, la sensibile? Nel 1941? E così in basso poi? Mi hai terrorizzato quando ero bambino con quegli accordi, e anche adesso che un po’ di cognizioni di armonia le ho messe insieme, e comprendo il senso conclusivo di un accordo simile (anche se la tensione di settima maggiore ha assunto in seguito tutt’altro significato per la musica popolare e non), mi turba ancora un po’.
Chissà, forse rimarrei deluso dalla risposta.
Oppure sarebbe Oliver a rimanere deluso da una domanda così stupida, perchè questa è una domanda stupida, vero? Ok, tanto non potrò mai più fargliela.
La sequenza comunque è fantastica, e io mi commuovo all’idea che allora ci siano stati dei geni così prolifici e meravigliosi da far sì che ancora oggi noi spendiamo un mucchio di soldi per acquistare legalmente DVD pieni zeppi di merda pubblicitaria non-skippabile.
P.S. Comunque, se fosse possibile chiedere qualsiasi cosa a chicchessia, morto o vivo, un’altra curiosità che mi vorrei proprio togliere è se il solo di chitarra di Till there was You è veramente farina del sacco di George Harrison, ma sono sicuro che il buon vecchio George mi risponderebbe con un liverpooliano “esticazzi”.
As you can see, this post is in italian language. To translate in your favourite idiom, simply use the button “Translate” (hah!) at the bottom of the page.
Un’estate caldissima.
Il sito rinnovato.
Non so quale delle due cose mi abbia fatto sudare di più.
Per ora sicuramente il secondo, ma direi che sono contento; sono contento anche per tutta una serie di altre cose, tra cui la bellissima accoglienza al mio progetto musicale, sia da parte della critica che da parte di tutte quelle persone che mi hanno scritto per complimentarsi e per farmi sentire il loro apprezzamento (intanto il singolo “Secret Lover” ha appena passato su YouTube i 100.000 contatti).
Amici, vi ringrazio con tutto il cuore!
Adesso non devo far altro che rammollirmi in una marittima, borghesissima, agognata vacanza e poi mi rimetterò al lavoro: devo scrivere un sacco di materiale per altri artisti (a presto aggiornamenti sui progetti in cantiere) e ovviamente per me stesso.
Questo oltre agli altri impegni, ovviamente concerti, e l’imminente lancio d’oltralpe del mio album (in questo momento mi sto divertendo a preparare la sonorizzazione di una cosa che ha a che fare con la mia musica e la cuisine francaise – poi vi spiego).
Credo e spero di poter promettere di aggiornare questo blog con una certa costanza, così da potervi mettere al corrente delle novità, quindi – per parafrasare un noto SUDC – stay tuned…
Fra una chiacchiera e l’altra con un Nick the Nightfly nelle vesti di padrone di casa, alcuni brani da Someway Still I Do riproposti dal vivo in chiave acustica, una piccola matinèe milanese negli studi di Radio Monte Carlo. ➡ CLICK HERE
Un sabato sera ad Atene. La conversazione in inglese tra un conduttore radiofonico greco dalla voce calda e suadente e un musicista italiano con un’ottima pronucia delle province britanniche del Bengala. Dimitris Antonopoulos e il sottoscritto parlano di Someway still I do, di collaborazioni transoceaniche, dei grandi autori del passato e di Berlusconi.